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LUCIANO PELLICCIONI di POLI
CONTE e SIGNORE di MONTE COCULLO
CAVALIERE DI GRAN CROCE DI GIUSTIZIA
ED ARALDISTA • STORIOGRAFO
DEGLI ORDINI
DEL COLLARE DI SANT'AGATA DEI PATERNO'
E DELLA REALE CORONA PATERNUENSE BALEARIDE
LA DINASTIA SOVRANA
PATERNO' - AYERBE - ARAGONA
E GLI ORDINI CAVALLERESCHI
DI SUA COLLAZIONE
della Reale Corona Paternuense Balearide I PATERNO'
Tra le grandi famiglie italiane che vantano origini regali, poche sono dell'importanza Non è nostro scopo scriverne la storia e la genealogia, ma solo dimostrarne l'origine sovrana; le poche notizie che seguono sono comunque più che sufficienti per rendersi conto della sua grandezza. Furono i Paternò Principi di Biscari, Sperlinga (1627), Manganelli, Val di Savoja e Castelforte (1633); Duchi di Carcaci ( 1723), Furnari (1643), Giampaolo, Palazzo (1687), Paternò, Pozzomauro e San Nicola; Marchesi di Capizzi (1633), Casanova, Desera (1806), Manchi, Regiovanni, Roccaromana, San Giuliano (1662), Sessa, del Toscano; Conti di Montecupo ( 1772); Baroni di Aliminusa, Aragona, Spedolotto Alzacuda, Baglia e Dogana di Milazzo, Baldi, Belmonte, Bicocca, Bidani, Biscari, Burgio, Capizzi, Castania e Saline di Nicosia, Cuba, Cuchara, Cugno, Donnafugata, Ficarazzi, Gallitano, Gatta, Graneri, Imbaccari e Mirabella, lntorrella, Manchi di Bilici, Mandrile, Manganelli di Catania, Marianopoli, Mercato di Toscanello, Metà dei Terraggi di Licata, Mirabella, Motta Camastra, Murgo, Nicchiara, Officio di Mastro Notaro della Corte Capitaniale di Catania, Oxina, Placabaiana, Poiura, Porta di Randazzo, Pollicarini, Pozzo di Gotto, Raddusa e Destri, Ramione, Ricalcaccia, Salamone, Salsetta, San Giuliano, San Giuseppe, Sant'Alessio, Scala, Schiso, Sciortavilla, Solazzi, Sparacogna, Spedalotto, Terza Parte della Dogana di Catania, Toscano; Signori di Baglio, Collabasciar Erbageria, Gallizzi, Mandrascate, Sciari, Sigona, del jus luendi di Camopetro, ecc. ecc.; ascritti alIa Nobiltà di Catania, Sorrento, Cotrone, Amalfi, Benevento, Palermo; decorati dei maggiori Ordini Cavallereschi; ricevuti in quello di Malta, per Giustizia, dal 1597; illustri per centinaia di personaggi famosi nelle armi, nelle lettere, nella religione, nella politica e nella magistratura; si suddivisero in molti rami, dei quali alcuni tuttora esistenti. Ebbero a capostipite Michele de Ayerbe (o Ajerbe, Ayerbo, Ajerbo), Signore di Paternoi (o Paternoj), figlio di Giacomo o Jacopo de Ayerbe, Signore di Liso, Brancavilla, Valderassa e Paternoi, e di sua moglie N. Moncada; figlio a sua volta di Pietro de Ayerbe, Infante d'Aragona, Signore di Ayerbe, e di sua moglie Filippa Accrocciamuro, figlia del Conte di Celano; il quale Pietro era figlio a sua volta di Giacomo I d'Aragona, il Conquistatore, e della sua terza moglie Duchessa Teresa de Vidaure; fratello di Giacomo o Jacopo era Pietro, che dalle mogli Maria de Luna e Violante Lascaris Ventimiglia, figlia di Guglielmo Conte di Ventimiglia, della stirpe degli Imperatori di Bisanzio, ebbe solo due figlie, Costanza e Maria. Da Michele de Ayerbe, Signore di Paternoi, nacque Garzia, da cui Sancio, da cui Garzia, morto a Roma, sacerdote, e Giovanni, sposato con Eleonora de Cavalleria, detto «Giovanni il Seniore», capostipite comune di tutti i rami dei Paternò tuttora esistenti. (Imhof, Corpus Historiae Genealogicae Italiae et Hispaniae, Norimberga 1702, tavola VII, pago 12-13); (tav. 1 e 2). I discendenti di Michele d'Ayerbe, Signore di Paternoi, desunsero il cognome dal possesso di questo feudo, così come avvenne in molte altre grandissime famiglie italiane e straniere: i Conti di Moriana, ad esempio, assunsero il cognome Savoia dal possesso di questa regione; i Corradi furono detti Gonzaga dal possesso di questo paese; i discendenti di Bonifacio Conte di Lucca, insignoriti nel 981 dall'Imperatore Ottone del comune di Este, ne assunsero il nome; gli Altavilla, dinastia normanna regnante in Sicilia nel XII secolo, erano così denominati dal possesso della città di Hauteville in Normandia; lo stesso avvenne per i Montalto, i Montefeltro, i Colloredo, i Saluzzo, i Collalto, i Gravina, i Montecuccoli, i Celano, i Bourbon, i Montmorency, gli Armagnac, i Châteaubriand, i Bethune, i Vendôme, gli Habsburg, gli Hohenzollern, i Nassau, i Trautmansdorff, i Pappenheim, i Windischgraetz, i Lippe, i De Merode, gli Aremberg, i Ligne, i Westerloo, i Luxembourg, i Borja, i Castelbisbal, i Mendoza, i Fonseca, i Salamanca, i Braganza, i Tarragona, gli Avalos, i Cordova, i Vargas, i Molina, gli Albuquerque, i Lerma, gli « Paternò: ebbe molte baronie, fra le quali Paternò presso Catania, da cui prese il nome nel XII sec. » (Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, ed. 1910, pagina 354, voce Paternò). « Paternò: le si attribuisce l'origine da Don Jaime el Conquistador (1239), Re di Aragona, Valenza e Mallorca, e da Teresa de Viduara, terza moglie morganatica ». (Case già Sovrane di Stati italiani, e Famiglie nazionali derivate da esse o da dinasti esteri, in «Rivista Araldica» 1922, p. 295-305, 343-346). « Paternò: . altri ancora sostiene che si riannodi direttamente con la casa reale d'Aragona, che abbia avuto a capostipite l'Infante Pietro d'Aragona, signore di Ayerbe (figlio di Giacomo il Conquistatore, re d'Aragona, e di donna Teresa di Vidaure) e che sia stata portata in Sicilia, verso la metà del secolo XIV, da un Giovanni (che si vuole figlio di Michele, signore di Paternoy, figlio di Pietro predetto), il quale fu barone di Burgio, Murgo, ecc. », (Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, voI. V, Milano 1932, pago 196, voce Paternò). « Petrus de Aragonia, Jacobi I Regis Aragon. ex Theresia Vidauria f. Dom. de Aierbe. Uxor l Aldoncia de Cervera. 2 Philippa Accrocciamuro, N. Com. de Celano f. - Jacobus, Dom. de Liso, Brancavilla, Valderassa & Paternoi. Ux. N. Moncada. - Michael de Aierbe Dom. de Paternoi. Ux. Maria Sancia ». (Imhof, Corpus Historiae Genealogicae Italiae et Hispaniae, Norimberga 1702, tav. 13). Lo stemma dei Paternò è «d'oro, a quattro pali di rosso, e la banda d'azzurro attraversante». (Spreti, op. cit. voI. V, pag. 195). «D'oro, a quattro pali di rosso, colla banda d'azzurro attraversante sul tutto». (Crollalanza, Dizionario Storico Blasonico, voI. Il, Pisa 1888, pag. 295). « D'oro a quattro pali di rosso; alla banda d'azzurro attraversante» (Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, Roma 1910, pag. 354, voce Paternò). « D'oro a quattro pali di rosso attraversati da una banda sul tutto» (Mannucci, Nobiliario e Blasonario del Regno d'Italia , voI. III, pag. 308, voce Paternò). E' da notare che l'arma « d'oro, a quattro pali di rosso, è (p. 6) l'arma della Casa Reale d'Aragona, e che la banda (che in qualche stemma dei Paternò appare diminuita di metà della sua larghezza (questa figura prende in araldica il nome di cotissa) ), fu segno di brisura, cioè di indicazione di ramo cadetto, come infatti sono i Paternò rispetto agli Aragona. I Savoia-Racconigi, ramo cadetto estinto di Casa Savoia, portavano infatti l'arma « di Savoia, alla cotissa attraversante sul tutto»; ed il ramo di Blantyre degli Stuart portava l'arma « d'argento, alla fascia scaccata d'argento e d'azzurro di tre ranghi, sormontata da una rosa di rosso; il tutto attraversato da una banda spinata di rosso ». (Crollalanza, Enciclopedia Araldico-Cavalleresca, Pisa 1876-7, voci Banda, Brisura, Cotissa). L'arma dei Paternò è identica a quella degli Aragonesi regnanti sulle Baleari, che usavano anch'essi l'arma di Aragona con la banda o la cotissa d'azzurro, indicante il ramo cadetto. Non vi sono dubbi sul possesso del castello e feudo di Paternoy da parte di don Miguel (figlio di Pietro Signore di Ayerbe), poichè ciò risulta dagli « Annali» del Regno di Aragona, dello Zurita (Tom. I, libro IV, cap. 126); quivi è citato un passo delle cronache aragonesi di Gerolamo Alonia, nelle quali si narra che questo acquisto venne fatto nel 1287. E che una famiglia «de Paternoy» fiorisse in Aragona dal XIII secolo, e portasse l'arma «d'Aragona (cioè d'oro a quattro pali di rosso) con la banda d'azzurro attraversante» liberamente alle Corti dei Re di Sicilia e d'Aragona, che non avrebbero certo tollerato l'uso illegale della loro arma da parte di non aventi diritto, risulta dagli scritti dell'oratore di Filippo II, il dottissimo Ferdinando Paternò, e dalle opere di Minutolo, «Il Granpriorato di Messina », libro VIII, Abela, « Descrittione di Malta », libro IV, Mugnos, «Theatro Genealogico ». (Dell'origine regia e aragonese dei Paternò di Sicilia, in « Rivista Araldica» 1913, pag. 330-335). GLI AYERBE
Gli Ayerbe (Ayerbo, Ajerbe, Ajerbo) d'Aragona, discendenti di Jacopo I Re d'Aragona, il Conquistatore, e della Duchessa Teresa de Vidaure, sua terza moglie, Infanti d'Aragona, Grandi di Spagna « jure sanguinis » godettero in Italia Nobiltà a Napoli al Seggio di Porto, a Catanzaro, Cotrone, Stilo e Grotteria; furono ammessi all'Ordine di Malta nel 1546 e furono decorati dei seguenti titoli: Principe di Cassano di Bari, per il matrimonio di Gaspare d'Ayerbe VI Marchese di Grotteria con Geronima de Curtis (della Famiglia avente a capostipite i Focas Imperatori di Bisanzio); Duca di Alessano, 1637; Duca di Arigliano, 1687; Marchese di Grotteria, 1583; Conte di Ayerbo, XIII secolo; Conte di Brancaleone, XVI secolo; Conte di Palizzi, XVI secolo; Conte di Simari, 1575; Barone di Cestara, XV secolo; Signore di Acquarica, Agropoli, Alivero, Aquara, Artasso, Arver, Azner, Bagnen, Brancavilla, Burreto, Cabannas, Castiglion di Liest, Castignano, Castriosi, Gagliano, Genzia, Labenna, Liso, Luesia, Mileto, Montesano, Morrone, Olevano, Paternoi, Patù, Providente, Puglisi, Salignano, Simari, Valderassa. Si estinsero con Giuseppe d'Ayerbe d'Aragona, Principe di Cassano di Bari, Cavaliere dell'Ordine delle Due Sicilie, Scudiero di Gioacchino Murat, coniugato con Donna Teresa Serra dei Principi di Gerace, matrimonio sciolto nel 1805, e quindi con Donna Maria dei Duchi Riario Sforza, dalle quali non ebbe figli. Il ramo napoletano si estinse nella seconda metà del XVI secolo, alla morte del Marchese Valente d'Ayerbe d'Aragona, Grande di Spagna, la cui unica figlia fu uccisa dal marito Paolo Pelliccioni, famoso bandito; la storia della loro vita fu scritta dal Guerrazzi «Paolo Pelliccioni», (Milano 1864). Non vi sono dubbi sulla discendenza degli Ayerbe dalla Casa Reale d'Aragona; su ciò concordano i maggiori storici e genealogisti italiani e stranieri. « Dal Real sangue d'Aragona ebbero origine le famiglie Ayerbo d'Aragona, Borgia, « Ayerbo d'Aragona-Originata da D. Pietro Signore di Ayerbo, figlio di D. Giacomo Re di Aragona e di D. Teresa Gil de Paduare, dama di Valenza. D. Giacomo fu padre di D. Pietro il Grande », (Case già Sovrane di Stati Italiani e Famiglie nazionali derivate da esse o da dinasti esteri, in « Rivista Araldica» 1922, pag. 299 e 343). « Della Famiglia Ayerbo d'Aragona. Sono originarii di Spagna; vennero in Regno con Alfonso I d'Aragona; dice il Lellis, che discendono dagli antichi Re d'Aragona, e propriamente da Jacopo Ré di quel Regno, e come di Regia Stirpe portano i Cavalieri di questa Famiglia un decreto fatto per il Collateral Consiglio dell'anno 1688, col quale s'ordinò: Quod Dux Alessani, et Princeps Cassani, ejusque descendentes nati, et nascituri gaudeant honoribus et praerogativis, quibus gavisi sunt, et gaudent in hoc Regno caeteri descendentes ex Regia Stirpe, presso lo Scrivano di Mandamento Anastasio ». (Memorie Historiche di diverse famiglie nobili così napoletane, come forastiere, di Biagio Aldimari, Napoli 1691, pag. 17). « Fanno chiarissima fede l'historie, et in particolare quelle d'Aragona, che la famiglia d'Ayerbe d'Aragona del Marchese della Grotteria trahe origine dalli antichi Ré d'Aragona. Hebbe dunque ella il suo primo principio da Don Jacopo Ré d'Aragona, il quale accesso della bellezza di D. Teresa Viduare, e quella giurato per la sua legittima sposa, ebbe con le due figliuoli, l'uno D. Pietro, al quale diede la fortezza, e signoria d'Ayerbe città in Aragona, e si fé chiamare D. Pietro d'Ayerbe, e l'altro D. Iacopo, il quale fece signore di Xerica in Valenza, e fu chiamato D. Iacopo di Xerica, prendendo i loro cognomi dalle fortezze e signorie ch'ebbero dal Re loro padre, insieme con l'arme reali, cingendo poi quelle d'intorno intorno dell'arme materne ». ( Descrittione del Regno di Napoli, di Scipione Mazzella, Napoli 1601, pag. 548). « Ayerbo d'Aragona. Questa famiglia ebbe origine da D. Pietro Signore di Ayerbo procreato da D. Giacomo Re di Aragona con D. Teresa Gil di Viduara, dama di Valenza. Il Re D. Giacomo, per ragioni di Stato, fu obbligato di sposare D. Violante di Castiglia, con la quale procreò D. Pietro Re di Aragona, detto il Grande. Ottenne però dal Pontefice di legittimare i figli D. Pietro signor di Ayerbo, e D. Giacomo signor d'Ixerice, o Ixerico, il quale diede origine alla famiglia di tal nome. La Famiglia Ayerbo venne nel Regno di Napoli col Re Alfonso I d'Aragona, ed essendo stata dichiarata di Regio Sangue, godette molti privilegi e fu immune dai pagamenti fiscali ». (Memorie delle Famiglie Nobili delle provincie meridionali di Italia, del Conte Berardo Candida Gonzaga, voI. II, Napoli 1875, pag. 5). « Il loro stemma era d'azzurro, avente nel cuore altro stemma d'oro, a quattro pali di rosso (Aragona) circondato da otto scudetti più piccoli d'argento, alla fascia di rosso (Vidaure)» . «Gli Ayerbo usarono intorno allo scudo di Aragona le Armi della famiglia Viduara ripetute otto volte in bordura ». (Candida Gonzaga, op. cit. voI. II, pag. 7). «Ajerbi d'Aragona. Arma: d'oro, a quattro pali di rosso, e la bordura d'azzurro, caricata da otto scudetti d'argento, alla fascia di rosso» (Mango, Nobiliario di Sicilia, vol. I, pagina 45). « Ayerbo, di Napoli. Originaria di Spagna, si trapiantò in Napoli sotto Alfonso I d'Aragona. Godette nobiltà al seggio di Porto, a Catanzaro, a Cotrone, a Stilo e a Grotteria. Ebbe il marchesato di Grotteria nel 1583, il ducato di Alessano nel 1637, il principato di Cassano di Bari nel 1668. Fu inoltre signora di altri 28 feudi (Estinta). Arma: Di rosso, caricato da otto scudetti d'argento, alla fascia di rosso, posti in circolo attorno ad uno scudo d'oro caricato di quattro pali di rosso» (Crollalanza, Dizionario Storico Blasonico, vol. I, pag. 74). « Ajerbi d'Aragona, di Sicilia, principi di Cassano e Marchesi della Grotteria, Patrizi di Messina (Estinta). Arma: d'oro, a quattro pali di rosso, colla bordura d'azzurro, caricata da otto scudetti d'argento, alla fascia d'azzurro» (alias: di rosso) (Crollalanza, op. cit. vol. I, pag. 15). GLI ARAGONA
« Della Real Famiglia d'Aragona de Re di Spagna. Son varie l'opinioni degli Autori sopra l'antica origine della Real famiglia de Regi Aragonesi, e benchè tutti convengono, ch'ella incominciasse d'Ignico Arista primo Re d'Aragona, nondimeno volendomi io più inoltrare, e ritrovare i predecessori d'Ignico cui fossero, dopo alquanto di fatica, appresso l'Historia di Geromino Paolo di Barcellona intitolata (de Gothorum Rebus gestis Hispaniae) ritrovai derivare da Segerico Re Gotho III di Spagna, e di suo secondo figlio, del quale ne nacque Ricisnedo, che procreò Abido e Pelajo, il predetto Abido s'intitolò Re di Sobrarbe, che è quella parte, ch'oggi chiamano Navarra, e gli successe suo figlio Teodefredo, e Ximen Ignico, che fu Signor de Abarcuça, e di Bigorra, nella qual signoria gli seguì suo figlio Garzì Igniques, e a costui il figlio Ximen Igniques padre d'Ignico Arista Signor di Abarcuça, e di Bigorra, detto primo Ignico Garzia. Questi essendo giovanetto avendo in odio oltre modo il nome Moro, fu il primo che discese dalle Montagne nel piano di Navarra con l'armi in mano contra i Mori, e havendo gran seguito di Cavalieri nell’838, s'avventò adosso à i Barberi, che ne fece grossa stragge, e per questo suo ardore il cognominarono Arista; onde attendendo alla sua bona fortuna, e alle gloriose imprese da lui fatte contra i Mori, con diffesa de Regni di Leone, e di Castiglia, tutti i Cavalieri concordi l'elessero Re d'Aragona e di Navarra, che stettero uniti questi Regni sotto una Corona fin à Ramiro figlio di Sanchio, e con la Regina Teuda sua moglie figlia del Conte Gonzalo nepote del Ré Ordogno di Leone, acquistò a Garzia Igniques; instituì egli oltre l'altre cose, che niuno Ré d'Aragona potesse tener Corte, e giudicare senza il consenso de’ suoi principali Baroni, Vassalli, così pur nelle cose di Guerra, e di Pace, come anche non siano almeno al numero di dodeci, i quali furono chiamat: Ricoshombres del Regno. Garzia Igniques prese il dominio del Regno nell'874 dopo la morte di suo padre, fù gran guerriero, e continuò la conquista contra i Mori, si casò con Donna Urracca unica figlia, et herede di Don Fortun Ximes Conte d'Aragona, la quale nell'Historia di San Giovan de la Payme è chiamata Enenga, e Zunita dice, che fù figlia di Endregoto Galindez figlio del Conte Galindo Aznar col qual matrimonio si unì il Contado d'Aragona col Regno di Sobrarbe e Pampilona ». (Mugnoz, Teatro della Nobiltà del Mondo, Napoli 1680, pag. 165 segg.). Da qui la genealogia citata dal Mugnoz concorda con quella delle generazioni successive, in epoca posteriore accertate sulle scorta di documenti d'archivio; salvo qualche dubbio per il periodo precedente al X secolo, il resto è certo, e storicamente provato e confermato. Secondo storici più moderni, il predetto Conte Galindo Aznar sarebbe invece il capostipite diretto dei Re di Aragona, da lui derivati per discendenza genealogica diretta (e non indiretta - per il matrimonio della di Iui nipote Enenga, figlia di suo figlio Endregoto, con Garzia Igniques Re d'Aragona nell’874 - come scrisse il Mugnoz) . Nel 778 Carlo Magno, valicati i Pirenei, conquistò Pamplona e la Navarra, ma il suo esercito fu sconfitto, durante il ritorno in Francia, a Roncisvalle; « la Navarra situata tra i Pirenei e l'Ebro è una regione montuosa sempre abitata da popoli indigeni cui Plinio il Seniore chiama ora Vacceesi ora Vasseesi, e Strabone, seguito da più, intitola Vasconi » (L'Arte di verificare le date, parte Il, vol. VI, Venezia 1834, pag. 123). « Costui (Lupo di Vaifro) meditò di tagliare la ritirata ai Franchi; ed accordati Baschi, Asturi e Saraceni, gli appostò dove le gole della Navarra dispaiono uomini e cavalli, e fanno impossibile la difesa e mortale l'attacco. Mentre l'esercito a guisa di enorme serpente di bronzo, si volgeva traverso le scabre rocce dei Pirenei, per angusti e boscosi sentieri (Roncisvalle), i congiurati assalsero il retroguardo ed i bagagli, e giovati dalle angustie, uccisero a Carlo i più prodi suoi campioni, fra i quali Orlando, conte della frontiera di Bretagna, noto alla storia per questo unico cenno, mentre di tanta fama lo coprirono il romanzo di Turpino ed i poemi cavallereschi. La tradizione orale e le canzoni ripeterono che l'immenso spacco dei Pirenei sotto la torre di Marboré fu fatto da un colpo della Durlindana di Orlando; e come questa gli si spezzò, egli prese il corno per richiamare il negligente Carlo e il traditor Ganellon di Magonza, e sonollo così che ne tremò il mondo» (Cantù, Storia Universale ). Dopo l'alleanza contratta nell'806 da queste popolazioni con Luigi il Bonario, figlio di Carlo Magno, da questi creato Re di Aquitania nel 769, esse si volsero di nuovo in favore degli infedeli, e Luigi spedì contro di loro Aznar o Asinerio, Conte della Guascogna citeriore (colui che il Mugnoz vuole sia stato il padre di Endregoto, padre di Enenga moglie di Garzia Igniques) ed Ebbes, famosi condottieri, per assoggettare il paese; dopo una serie di vittorie, i due furono sconfitti sui Pirenei, e fatti prigionieri; Ebbes fu spedito in ostaggio al Re di Cordova, ed Aznar, essendo dello stesso sangue dei suoi nemici, e da questi stimatissimo, fu posto invece in libertà; successivamente egli comandò la guerra contro Re Pipino Il (figlio di Pipino I, secondogenito questi di Lodovico il Pio, terzogenito questi di Carlo Magno) che era successo a Luigi il Bonario sul Trono di Aquitania, e ne fu poi estromesso da Carlo il Calvo (figlio di Lodovico il Pio), che fu incoronato Re d'Aquitania nell'848. Fu però sconfitto e morì di morte orrenda, come affermano gli Annali di San Bertin, nell'836. Gli successe nel titolo di Conte della Guascogna citeriore il fratello Sanzio Sanzione, che continuò la guerra contro Re Pipino II, e s'impadronì delle terre che avevano formata la Contea dei suoi avi; stimatissimo dai Navarresi, sembra sia stato eletto anche Conte di questa regione dai maggiori feudatari locali, ma s'ignora in quale anno. Nell'853, secondo gli Annali di Giovanni de Ferreras, gli successe il figlio Garzia; questi sposò la figlia di Mousa o Musa, fortissimo capo locale, e per contrasti sorti con lui, fu ucciso nell'857. A lui successe il figlio Garzia Ximenes, che portò prima il titolo di Conte di Guascogna e di Navarra, finchè fu acclamato Re di questa regione nell'860; morì nell'880, e gli successe il figlio primogenito Fortun, che nel 905, adunati i più grandi nobili e feudatari locali nel Monastero di Leyre, dove si era ritirato, rinunciò al Trono in favore di suo fratello Sancio Garzia, dopo venticinque anni di regno, e fu detto il Monaco. Sancio Garzia fu il primo grande Re di Navarra; rioccupò la Guascogna nel 906, sconfisse nel 907 gl'infedeli a Pamplona, tolse loro parecchie città negli anni seguenti, e si ritirò come il fratello Fortun nel Monastero di Leyre, nominando capo dell'esercito e poi suo successore il figlio Garzia; questi combattè con il Re di Leon Ramiro II contro i Mori, e morì nel 970, vecchissimo, lasciando tre figli: Urraca, moglie di Guglielmo Sanzio Duca di Guascogna, Sanzia, moglie di Ordogno II Re di Leon, e Sanzio, che gli successe sul Trono. Sanzio fu soprannominato « Abarca », cioè «calzato di uose» (non meravigli lo strano soprannome perchè anche l’Imperatore Caio Cesare Augusto Germanico, figlio di Germanico e di Agrippina, fu soprannominato «Caligola» da «caliga», calzatura militare, essendo stato allevato tra i soldati; e Lodbrok Raghenar, Re vichingo, morto nel 794, era detto « Calzoni di pelo»); nel 979, alleatosi con Garzia Conte di Castiglia, sconfisse i Saraceni comandati da Orduan; nel 990 li battè nuovamente a Pamplona, scacciandoli dal paese; sposò Urraca, figlia di Sanzio Gonzales Conte di Castiglia, e fu padre di Garzia II, che gli successe. Garzia II, detto «Tembloso» o «Tremolante» perché, nonostante fosse assai valoroso, quando entrava in battaglia era scosso da un tremito nervoso, fu acclamato Re nel 994; con il Re di Leon e quello di Castiglia sconfisse nel 998 a Catalamazor il famoso generale infedele Almanzor o Alì Mansur; fu sua moglie Ximene o Chimene, e suo figlio Sanzio, che gli successe nell'anno 1000. Sancio III, detto il Grande, per primo assunse il titolo di Imperatore; riunì nel 1028 la Castiglia al suo regno di Navarra, dopo la morte del Conte di Castiglia, del quale aveva sposata la figlia Munia Elvira; nel 1033 concluse un trattato con Bermude III Re di Leon, facendo sposare suo figlio Ferdinando, secondogenito, con Donna Garzia sorella di Bermude, ed elevando la Castiglia a Regno in favore di Ferdinando; morì nel 1038 assassinato, e divise tra i quattro figli il reame, lasciando al primogenito Garzia la Navarra, al secondogenito Ferdinando la Castiglia, a Ramiro l’Aragona ed a Gonzales le Contee di Sobrarve e Ribagorce. Con questa divisione indebolì il potente regno che aveva fondato con una vita di guerre e di abili trattati. Tralasciando il filo genealogico degli altri figli, seguiremo solo quello di Ramiro, Re d'Aragona con il nome di Ramiro I, progenitore questi degli Aragonesi, poi Re di Spagna. Eletto Re di Aragona nel 1035 con il nome di Ramiro I, sposò nel 1036 Gisberga, figlia di Bernardo Conte di Carcassona e di Foix, poi Conte anche di Bigorre, e della Contessa di Gersende; nello, stesso anno riunì all'Aragona le Contee di Sobrarve e Ribagorce, per voto di questi popoli; nel 1042, alleatosi con i Re mori di Saragozza, Huesca e Tudela, invase la Navarra ma fu sconfitto; nel 1063, in guerra contro il Re di Saragozza, fu ucciso alla battaglia di Graos, e scorticato vivo, come si narra in una «Cronaca» francese del XII secolo. Suo figlio Sanzio gli successe nel 1063; valoroso come lui, nel 1065 attaccò i Maomettani, con un forte esercito ingrossato da truppe francesi comandate dal Duca di Aquitania, da Ugo I Duca di Borgogna e da Ermengaldo lll Conte di Urgel; assediò e s'impadronì di Balbastro; nel 1076 s'impadronì della Navarra, che unì all'Aragona; nel 1080 sconfisse più volte gl'infedeli; morì nel 1094, colpito da una freccia all'assedio di Huesca. « Di Felicia sua prima moglie, figlia d’Ilduino Conte di Rouci da lui sposata l'anno 1063, morta secondo Surita il 14 april 1096, lasciò don Pedro, don Alfonso e don Ramiro. Quest'ultimo aveva preso l'abito di benedettino nel monastero di San Pons de Thomieres. Sanzio Ramirez (Sancio di Ramiro) aveva sposato in seconde nozze verso l'anno 1096 Filippa, figlia di Guglielmo IV Conte di Tolosa, da cui non ebbe prole. Alcuni autori dicono ch'egli abolì in Aragona le leggi gotiche, sostituendovi le romane» (Arte di verificare le date, Venezia 1833, parte Il, voI. VI, pag. 160-161; da consultare anche per le generazioni precedenti e successive). Pedro, figlio primogenito di Sancio di Ramiro; detto anche Pedro Sanchez, fu acclamato Re di Aragona sul campo, dopo morto suo padre; continuò l'assedio di Huesca; nel 1095, alleato con Centule Conte di Bigorre, tolse ai Mori la città di Exisa, ove fondò un monastero per voto fatto a S. Gerardo Abate di Sauve-Majour in Guienna (Martenne, Thes, Anecd. T.I., col. 264- 6); sconfisse i Maomettani alleati del Re di Castiglia nel 1096; riconquistò Balbastro nel 1100; in un combattimento tagliò di sua mano la testa a quattro Re mori, da cui le quattro teste dell'antica arma di Aragona; morì il 28 settembre 1104, avendo perduto prima don Pedro suo figlio, avuto da Ygnes o Agnese figlia. di Guglielmo VI Conte di Poitiers e di Ildegarda di Borgogna (Cronaca del Maillezais); gli successe il fratello Alfonso. Alfonso, Re d'Aragona con il nome di Alfonso I, detto il Battagliero, gli successe nel 1104; sposò nell 1109, Urraca, figlia di Alfonso VI Re di Leon e di Castiglia, vedova di Raimondo di Borgogna Conte di Galizia; occupò questi stati alla morte del suocero; nel 1111 sconfisse a Campo d'Espina i partigiani della moglie, intanto ripudiata; nel 1114 assediò Saragozza insieme al Conte du Perche, s'impadronì di Tudela, occupò Daroca e Saragozza nel 1118; fu sconfitto in Castiglia, e riportò molte vittorie contro i Maomettani; non avendo figli, legò per testamento i suoi Regni agli Ordini di S. Giovanni di Gerusalemme e del Tempio, ma il testamento non ebbe effetto giuridico, e alla sua morte, avvenuta neI 1135 per il dolore di essere stato sconfitto, l'anno prima a Fraga dagli infedeli, gli successe il fratello Ramiro. Ramiro, terzo figlio di Sanzio Ramirez e fratello di Alfonso il Battagliero, fu detto «il Monaco» perché quando gli successe sul Trono era nel Monastero di Thomieres ; secondo d'Orleans egli era stato Abate di Sahagun, Vescovo di Burgos, e poi di Pamplona e Balbastro; con dispensa di Innocenzo II o piuttosto del suo rivale Anacleto Il (i due Pontefici, eletti contemporaneamente, cercarono in tutti i modi di guadagnarsi lo appoggio dei Re cattolici per consolidare la propria posizione), sposò Agnese, figlia di Guglielmo IX Duca di Aquitania, dal quale matrimonio ebbe una sola figlia, Petronilla, in cui favore abdicò nel 1137; secondo Riccardo di Cluni ebbe anche un figlio, morto nel Poitou, ma ciò non è provato. Dopo l’abdicazione si ritirò nuovamente nel monastero di Thomieres, dove morì il 16 agosto 1147 (Gesta Com. Barcin. Roderic. Tolet.); secondo altri autori morì invece nel Monastero di S. Pietro di Huesca; un anno dopo l'abdicazione divenne Vescovo di Tarragona per la morte del predecessore Oldgario; successivamente lo fu di Tarragona e Barcellona (Prove di Marca Hispanica, n. 290); secondo lo Zurita, in un suo Diploma s'intitolava «Re e Prete»; Rodrigo di Toledo ne scrisse grandi lodi, e riferì molte notizie sulla sua vita (Arte di verificare le date, voI. VI, pag. 163-4). Sua figlia Petronilla, che gli successe nel' 1137, fu dichiarata Regina all'età di due anni, sotto la tutela di Raimondo IV Berengario, Conte di Barcellona, a cui, suo padre l'aveva fidanzata; Raimondo prese il titolo di Principe di Aragona, e la sposò nel 1151; concluse poi un trattato di alleanza con i Re di Castiglia e di Navarra, riportò parecchie vittorie contro gli Almohadi, dinastia mora fondata nell'XI secolo da Mohammed-Ibn-Tumert, sostituitisi agli Almoravidi e regnanti con quattordici Principi su quasi tutta l'Africa settentrionale e su parte della Spagna dal 1130 al 1269, e morì l'8 agosto 1162 a San Dalmazzo presso Genova, durante un viaggio effettuato per partecipare a Torino ad un'assemblea di regnanti convocata dall'Imperatore Federico I Hohenstaufen il Barbarossa. Non assunse mai il titolo di Re, mentre invece Regina fu sempre il titolo della moglie, come asserisce Guglielmo di Neubrige; suoi figli furono don Alfonso, che gli successe sul Trono di Aragona; don Pedro, noto come Raimondo Berengario; don Sanzio e donna Ducia, moglie di Sanzio I Re di Portogallo; la Regina Petronilla gli sopravvisse dieci anni, morendo in Barcellona il 18 ottobre 1172. Alfonso, Re d'Aragona nel 1162, nato nel 1152, fu Re d'Aragona a dieci anni; ereditò dalla madre il Regno d'Aragona, e dal padre la Contea di Barcellona; nel 1167 tolse la Provenza a Raimondo V Conte di Tolosa, e ne infeudò il fratello Pedro o Pietro; nel 1172 ereditò la Contea di Rossiglione per testamento del Conte Guinardo II; sconfisse ed inseguì l'esercito degli Almohadi fino a Xativa; si alleò con il Re di Castiglia contro quello di Navarra; recatosi nel 1173 a Montferraud nell’Auvergne presso Enrico II Re d'Inghilterra, per intercessione di questi concluse un trattato con Raimondo V di Tolosa suo nemico, e divenne poi negoziatore di pace tra quest'ultimo ed il Re d'Inghilterra, divenuti nel frattempo nemici; nel 1179 iniziò nuovamente la guerra con Raimondo V, per le pretensioni sue sulla Contea di Melgueil ed il Castello d’Albaron, posseduti dal Conte di Tolosa, e per le pretensioni sui dominii di Rouergue e di Gevaudan, di proprietà aragonese, da parte del Conte di Tolosa; morì il 25 aprile 1196 (1234 dell'Era di Spagna) a Perpignano; dalla prima moglie, Matilde figlia di Alfonso I Re di Portogallo, non ebbe figli e si divise; dalla seconda, Sanzia figlia di Alfonso VIII Re di Castiglia, ebbe don Pedro, che gli successe sul Trono d'Aragona; don Alfonso, che ebbe parte della Provenza; don Ferdinando, monaco cisterciense ed abate di Mont-Aragona; donna Costanza, moglie di Emerico Re d'Ungheria, e poi di Federico II Re di Sicilia ; Eleonora, moglie di Raimondo IV Conte di Tolosa; Sancia, moglie di Raimondo VII figlio del precedente, ed un'altra di cui s'ignora il nome. Pedro, che gli successe sul Trono di Aragona nel 1196, sposò nel 1204 Maria, figlia ed erede di Guglielmo Conte di Montpellier; fu incoronato, primo del Re d'Aragona, l'11 novembre 1196, a Roma, da Innocenzo III; nel 1212 combattè vittoriosamente contro i Maomettani; nel 1213 si alleò con il Conte di Tolosa ,e a Muret fu sconfitto ed ucciso da Simone di Montfort, per aver dato battaglia senza attendere l'arrivo degli altri alleati, don Nunez Sanzio figlio del Conte di Rossiglione, e Guglielmo di Moncada; sua moglie morì a Roma (secondo Vaisette) nel 1215; nel 1219 secondo il Ferreras. Unico suo figlio fu Giacomo o Jayme, che gli successe nel 1213 a cinque anni, essendo nato a Montpellier il 1° febbraio 1208. Giacomo, noto come Giacomo l, detto il Conquistatore, fu il più grande Re della dinastia aragonese, ed uno dei più grandi Sovrani della storia; era stato allevato da Simone di Montfort, lo stesso che sconfisse suo padre nel 1213; nel 1214 fu riconosciuto come legittimo sovrano dagli Stati Generali tenuti a Lerida; nel 1221 sposò Leonora, figlia di Alfonso Re di Castiglia, matrimonio annullato nel 1229 dal Concilio di Lerida; sua moglie ed il figlio natone, Alfonso, si ritirarono in Castiglia; nel 1229 conquistò Majorca nelle Baleari, e ne fece prigioniero il re con i tre figli; nel 1230 Abuscit Re di Valenza lasciò il Trono, e si ritirò presso di lui in Aragona; nel 1231 Sanzio VII Re di Navarra, privo di figli, nominò Giacomo I suo erede, contro gli interessi del proprio nipote Tibaldo di Sciampagna, in favore del quale tre anni dopo Giacomo I rinunciò ai diritti sulla Navarra; conquistò quindi Minorca, ebba la Contea di Urgel dal Portogallo; conquistò Valenza nel 1237, dopo essersi alleato con i grandi feudatari di Linguadoca, i Cavalieri del Tempio e di San Giovanni, e con l'appoggio di Gregorio IX, con il cui consenso aveva nel 1233 bandita una Crociata contro i Maomettani di questa regione; nel 1235 (9 settembre), sposò Yolanda, figlia di Andrea Re d'Ungheria, da cui ebbe nove figli; nel 1239, avendo alcuni suoi generali violata fa tregua conclusa con Zaan Re di Valenza, egli ne approfittò per completare la conquista di questa regione; nel 1246 fece tagliare la lingua a Berengario Vescovo di Gironna, accusandolo di aver violato il segreto della sua confessione, e fu scomunicato da Innocenzo IV; nel 1258 concluse accordi con il Re di Francia per la sovranità della Catalogna e del Rossiglione, che gli fu riconosciuta insieme ai diritti su Urgel, Bezalu, Empurias, Cerdagna, Conflant, Gironna e Vico, in cambio del riconoscimento da lui accordato ai Re di Francia su Carcassona, Carcassez, Rasez, Lauragais, Termenois, Beziers, Menervois, ecc.; ma è da notare che i diritti del Re di Francia su questi luoghi erano più che legittimi, mentre quelli vantati da Giacomo I erano per la maggior parte chimerici; nel 1264, alleatosi con Alfonso il Saggio Re di Castiglia, combattè contro i Mori, conquistando la Murcia e quanto restava del Regno di Valenza; nel 1269 partì per la Terrasanta, ma naufragò ad Aigues-Mortes e ritornò in Aragona; nel 1274 intervenne all'apertura del Concilio di Lione; nel 1275 convocò a Lerida gli Stati Generali; nel 1275 fu sconfitto dai Mori scacciati di Castiglia, ma a sua volta li sconfisse e li ricacciò nelle loro terre; nel 1276 il suo esercito fu sconfitto a Luchente dai Mori di Granata, e per il dolore provato caduto malato, e vestito l'abito cisterciense, Giacomo morì il 25 luglio 1276, dopo aver regnato circa sessantatrè anni; il suo corpo fu sepolto nella Badia di Poblet. Figli suoi e di Yolanda d'Ungheria furono don Pedro, che gli successe nei Regni di Aragona e di Valenza; don Jayme o Giacomo, che gli successe con titolo di Re sulle Baleari, Rossiglione e Montpellier; Sanzio Arcivescovo di Toledo; Yolanda moglie di Alfonso X Re di Castiglia; Isabella, sposata nel 1262 con Filippo l'Ardito, figlio e successore di San Luigi Re di Francia; Costanza sposata con l'Infante Emanuele di Castiglia; Sanzia che si recò travestita in Terrasanta e morì in santità; Maria, religiosa, ed Eleonora. Dalla terza moglie Teresa de Vidaure, sposata clandestinamente, (Arte di verificare le date, parte Il, voI. VI, pag., 158/9, 170/1/2), Giacomo I ebbe don Jayme e don Pedro, che insignorì il primo della città di Xerica ed il secondo di quella di Ayerbe; i due figli dettero origine alle due famiglie degli Xerica d'Aragona (estintasi nel 1369; da Jayme (aut Jacopo, Giacomo) nacque infatti altro Jacopo, marito di Beatrice di Lauria, figlia del Grande Ammiraglio Ruggero, ed una figlia a nome Maria; da Jacopo nacque altro Jacopo, morto improle dopo aver sposata Maria, figlia di Carlo Il Re di Napoli, e vedova di Sancio Re di Majorca; Pietro, Alfonso, Maria e Beatrice; da Pietro nacquero Beatrice, moglie di Antonio d'Aragona, figlio naturale di Ludovico Re di Sicilia, Sanzio, Enrico e Giovanni; ultimo degli Xerica d'Aragona, morto senza figli neI 1369) e degli Ayerbo d'Aragona, cui si è scritto precedentemente. Altri figli Giacomo I il Conquistatore ebbe con Berengaria Fernandia o Fernandez: Berengaria, moglie di Pietro di Revertera, Signore di Villafranca, e Pietro, insignorito della città di Hixar e progenitore degli Hixar d'Aragona, estinti neI XVll secolo con Raffaella, moglie di Pietro d'Aragona; Martino, terzo Conte di Galve, morto improle; Geronima, moglie di Roderigo Gomez de Silvar primo Marchese di Eliseda; Maria Stefania, nubile; Isabella Margherita, Duchessa e Signora di Hixar, Lezara e Allaga, Contessa di Belchit e Wolfogona, moglie di Roderigo Sarmiento de Silva Villandrado, ottavo Conte di Salinas e Ribada, secondo Marchese di Alenquer, nel 1622 (Imhof, Corpus Historiae Genealogicae ltaliae et Hispaniae, Norimberga 1702, Stirps Regia Aragonica). Altro figlio ancora Giacomo I ebbe con Aldoncia Antillonia: Ferdinando, insignorito di Castro e Pomar, morto nel 1225, sposato con Aldoncia Ximenez de Urrea figlia del Signore di Aranda, da cui nacque Filippo, Signore di Castro, sposato con AIdoncia, figlia ed erede di Raimondo Signore di Peralta, da cui nacque un'unica figlia, Aldoncia, Signora di Castro e di Peralta, moglie di Filippo di, Saluzzo, figlio del Marchese Tommaso. IL REGNO DELLE BALEARI,
LA PRETENSIONE AD ESSO DEI PATERNÓ,
ED I LORO DIRITTI QUALI FAMIGLIA GIA' SOVRANA
L'Arcipelago delle Baleari (da Baleos o Balios, compagno di Ercole) isole della Spagna, nel Mediterraneo, di fronte alla costa di Valenza, è composto, oltre a numerosissime isolette minori e scogli talvolta disabitati, dalle isole di Majorca, Minorca e Cabrera, delle isole denominate Pityuse, cioè Ivisia o Iviza e Formentera e dai Presidios, sulla costa settentrionale del Marocco esclusa l'isola di Ceuta; esse costituiscono attualmente la provincia detta delle Baleari, con 5014 Kmq. di superficie e circa 330.000 abitanti. (Grande Enciclopedia Sonzogno, vol. Il, pag. 238-9, voce Baleari) (tav. 3). Le isole 'Baleari, anticamente conquistate dai Cartaginesi, poi dai Romani guidati dal Console Metello, più tardi ancora dai Vandali, dai Greci e dagli Arabi, furono tolte a questi ultimi da Giacomo I d'Aragona il Conquistatore, in una guerra durata dal 1228 al 1235; questi le costituì in Regno a favore del figlio Jacopo, secondogenito del suo secondo matrimonio con Iolanda, figlia di Andrea Re d'Ungheria (Imhof, op. cit. tavola II, pag. 4); dopo Jacopo, primo Re di questo nome, morto nel 1312, regnarono sulle Baleari il figlio di lui Sancio, marito di Maria figlia di Carlo II Re di Napoli, morto senza prole, al quale successe il fratello minore Ferdinando, sposato in prime nozze con Isabella figlia di Ludovico Principe del Peloponneso e quindi con la cugina del Re di Cipro, al quale successe il figlio Jacopo II, morto nella riconquista di Majorca nel 1349, al quale successe come Principe Reggente il fratello minore Ferdinando, al quale successe il nipote (figlio di Jacopo) Jacopo III, morto senza prole nel 1375, al quale il Regno fu tolto nel 1375 da Pietro IV Re d'Aragona, che riunì l'Arcipelago delle Baleari alla Corona Aragonese; unica sorella di Jacopo III fu Isabella, moglie di Giovanni Paleologo Marchese del Monferrato. (Ludwig, Die Balearen, geschildert in Wort und Bild, Lipsia 1897; Juan Dameto, La Historia general del Regno Balearico, Majorca, 1633). Il diritto di pretensione dei Principi Paternò, ultimo ramo superstite degli Ayerbo d'Aragona (ultimo ramo questi degli Aragonesi, oggi non più esistenti) sull'antico Regno delle Baleari, trova fondamento giuridico nella legittimazione pontificia che il Re Jacopo I il Conquistatore ottenne per i figli avuti con la Duchessa Teresa de Vidaure, e cioè Pietro, Signore di Ayerbe, e Jacopo, Signore di Xerica. «Ottenne pure che, estinte le linee maschili (anch'esse oggi estinte) succedessero nel Regno a preferenza delle femmine, i discendenti dei figli di Donna Teresa Gil di Viduara» (Candida Gonzaga, op. cit. pag. 5). Il ramo di Jacopo d'Aragona, figlio secondogenito di Jacopo I il Conquistatore e della sua seconda moglie Iolanda, figlia di Andrea Re d'Ungheria (il figlio primogenito Pietro fu Re d'Aragona, e la sua discendenza è anch'essa oggi estinta) - il quale Jacopo d'Aragona fu dal padre nominato Re di Majorca delle Baleari - essendosi estinto con i suoi pronipoti Jacopo III, morto senza figli nel 1375, ed Isabella, moglie del Marchese del Monferrato, i Paternò, consaguinei degli Aragonesi Re delle Baleari per avere in comune con essi il capostipite Jacopo I il Conquistatore (essendo gli Aragonesi Re delle Baleari diretti discendenti di Jacopo I e di Iolanda d'Ungheria, ed i Paternò diretti discendenti di Pietro di Ayerbe d'Aragona, figlio di Jacopo I e di Teresa de Vidaure), possono vantare il diritto di pretendere allo antico regno balearide sia per consanguineità, sia per il volere testamentario dello stesso Jacopo I, che li dichiarò atti a succedere in caso di estinzione dei rami diretti degli aragonesi : « Duo ex illa (Teresa de Vidaure) Jacobus Rex sustulit filios, quos testamento legitimos declaravit, quorum . Ajerbio oppido cum ejus quoque arce aliisque oppidis in Aragonum regno donavit, ea conditione ut alterutri fine liberis decedenti superstes succederet; Jolantae reginae autem, filiis sine prole decedentibus, illos ad regna vocari atque omnino foeminis etiam ex Jolanta natis praeferre voluit » (Bern. Gomez, de Vita Jacobi I R. lib X, XIV et X). Gli Aragonesi Re delle Baleari ed i Paternò usarono infatti la medesima arma, «d'oro a quattro pali di rosso» (che è d'Aragona ), con la banda o la cotissa d'azzurro, indicante il ramo cadetto. La discendenza diretta dei Paternò dagli Ayerbe, e di questi dagli Aragonesi, conferisce inoltre ai Paternò, oggi ultimi rappresentanti del Casato Sovrano degli Aragonesi, tutti i diritti di Fons Honorum e Jus Majestatis spettanti, e riconosciuti dal diritto internazionale, ai discendenti diretti di Casati già Sovrani: diritti comuni e riconosciuti da molte sentenze della Magistratura Italiana anche ad altri discendenti di Casati già Sovrani, e consistenti nella facoltà di conferire o confermare titoli nobiliari appoggiati sul cognome o su predicati ricavati dalla denominazione di luoghi facenti parte un tempo del regno balearide; di concedere e confermare stemmi e motti; di concedere predicati ideali e a figura feudale; di decorare degli Ordini cavallereschi dinastici familiari, di modificarne gli statuti, di crearne di nuovi e di essere legittimamente considerati, per non avere gli Aragonesi Re delle Baleari subita la «debellatio », cioè la rinuncia totale e passiva, per sè e per gli eredi, ai diritti spettanti a chi abbia esercitata la Sovranità, Pretendenti a questo Trono, con trattamento di Altezza Reale, e riconoscimento della qualità di «Princeps natus» o Principe Reale per nascita. La pretensione si estende, per l'estinzione odierna di tutti i rami Aragonese legittimi e bastardi, alla Corona Aragonese ed agli Ordini spagnoli (Aragonese e di Corona). La prerogativa così detta regia è una prerogativa personale «jure sanguinis » che ha solo il Re o il Principe sul Trono e che viene trasmessa ai suoi successori dall'atto della sua incoronazione ed investitura, anche quando, per vicende varie, essi vengano privati del possesso territoriale, a condizione però, come è infatti avvenuto, per gli Aragonesi Re delle Baleari, che essi non abbiano accettata la predetta «debellatio». (Per non aver accettata la «debellatio» dopo il referendum istituzionale, Umberto di Savoia è infatti attualmente, e lo saranno nei secoli i suoi successori, Pretendente al Trono d'Italia; lo stesso è avvenuto per gli Absburgo, i Borbone, i Romanoff, tuttora pretendenti ai Troni degli Avi). E che il possesso territoriale non costituisca requisito per nobilitare una persona o per esercitare gli altri diritti e prerogative provenienti «iure sanguinis» dagli avi sovrani, lo prova la consuetudine secolare, per cui, tranne le Repubbliche aristocratiche di Genova, Pisa e Venezia e attualmente quella di San Marino, nessuna Repubblica e per essa nessun Presidente di Repubblica ha mai conferito titoli nobiliari. Queste sono prerogative insite nel sangue di chi ha regnato o comunque ha esercitato poteri sovrani e che anche dopo la perdita del Trono egli conserva in sè e con sè, con gli attributi e le qualità, i diritti e gli onori che tramanda ai suoi successori nei secoli. Per quanto riguarda invece la liceità e legittimità d’uso delle Onorificenze degli Ordini Dinastici di Collazione e Giuspatronato del Casato già Sovrano dei Paternò- Ayerbe-Aragona, ultimi rappresentanti ed eredi dei Re d'Aragona e delle Baleari, esse, appunto per la loro appartenenza ad una Famiglia già Sovrana, sono nettamente distinte da quelle che la Legge 3-3-51, n. 178, sull'Istituzione dell’Ordine al Merito della Repubblica e la disciplina degli Ordini Cavallereschi Indipendenti, qualifica concesse «da enti, associazioni o privati», tale non essendo, evidentemente, una Casata di origine sovrana. Unico obbligo da osservarsi dagli Insigniti è la specificazione del nome dell'Ordine stesso dopo il relativo grado, allo scopo di non causare confusione con gli Ordini nazionali, di Stati esteri, di Malta e del Santo Sepolcro. La Casa Paternò-Ayerbe-Aragona, per la sua discendenza dai Re d'Aragona e la sua legittima pretensione alla Corona Balearide, per la sua qualità sovrana ha inoltre il diritto di concedere nomine e cariche ai suoi rappresentanti diplomatici in Italia e all'estero. I PATERNÓ CASTELLO GUTTADAURO, PRINCIPI DI EMMANUEL
Questo ramo dei Paternò di Sicilia, discendenti degli Ayerbe d'Aragona ed ultimi rappresentanti ed eredi degli Aragonesi, è quello cui appartiene il Principe Francesco Mario II, al quale questo lavoro storico-araldico-genealogico è dedicato. Lo stemma di questo ramo è semipartito troncato: nel I d'oro, a quattro pali di rosso (Aragona) con la banda di azzurro attraversante (Paternò); nel II d'azzurro, al castello di tre torri d'oro (Castello); nel III di azzurro, a tre sbarre aut fascie accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2, 1 fra le sbarre aut fascie e l'angolo sinistro in punta (Spreti, op. cit. vol. V, pag. 195). Il ramo dei Paternò Castello d'Emmanuel è una ramificazione di quello dei Paternò Duchi di Carcaci, ramo dei Paternò Principi di Biscari. Il predetto Francesco Mario Paternò Castello, dei Principi di Biscari, dei Duchi di Carcaci, è infatti figlio di Roberto (fratello maggiore di Ernesto, attuale Luogotenente Generale dell'Ordine di Malta), il quale era figlio di Francesco Maria, di Gaetano, di Mario Giuseppe, di Giuseppe Vincenzo, successo il 26 novembre 1781 nel titolo paterno di Duca di Carcaci. La famiglia Guttadauro, antichissima e nobile, decorata del titolo di Principe di Emmanuel, si estinse nella Paternò Castello, che ne ereditò il titolo principesco sul predicato di Emmanuel; è anch'essa originaria spagnola, e molti autori la vogliono discesa anch'essa da Giacomo I il Conquistatore, il che avvalora e raddoppia i diritti del Principe di Emmanuel Francesco Mario Paternò Castello di Carcaci alla successione ed alla pretensione al Regno delle Baleari, a preferenza di altri rami dei Paternò, come chiaramente riconobbero e confermarono i Paternò di altri rami. (Duca Francesco Paternò Castello di Carcaci, «L'Ordine del Collare, ecc. » Catania 1851 (tav. 4). In considerazione e conseguenza di ciò, Sua Maestà Francesco Ii, Re delle Due Sicilie e di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza e Castro, Gran Principe Ereditario di Toscana, rilasciò il 16 settembre 1860 a Gaeta un Decreto, con il quale si riconoscevano al nonno materno del predetto Principe di Emmanuel, don Mario Paternò Castello e Guttadauro (figlio di don Giovanni Paternò Castello dei Duchi di Carcaci (tav. 5) e di Eleonora Guttadauro, erede dell'ultimo Principe di Emmanuel (tav. 6 ) ), i diritti di successione della principesca famiglia Guttadauro, il Principato di Val d'Emmanuel, la facoltà di concedere titoli nobiliari sul cognome e su predicati delle Isole Baleari, «già Real Dominio dei suoi Avi» e sul «Palazzo Paternuense», ed il diritto al «Gran Magistero Ereditario dell'Ordine Dinastico del Collare di S. Agata Vergine e Martire», ORDINE DEL COLLARE DI S. AGATA DEI PATERNÓ
Detto originariamente Ordine del Collare dei Paternò, poi del Collare di S. Agata Vergine e Martire, e successivamente Ordine di S. Agata dei Paternò, trae la sua denominazione da S. Agata, vergine siciliana martirizzata con atroci torture, rotolata su carboni ardenti (nel 251 secondo alcuni autori, nel 232 secondo altri) per ordine del Console Quinziano, durante le persecuzioni di Decio (Cneio Messio Quinto Traiano Decio), Governatore della Mesia sotto il regno di Filippo, censore, capo di una fierissima persecuzione di Cristiani, la settima, proclamato Imperatore dai suoi soldati nel 249, ucciso durante la seconda guerra contro i Goti nel 251); Patrona dell'isola di Malta e della città di Catania, alla cui Nobiltà i Paternò sono ascritti da secoli, e che particolarmente in passato le erano devoti. , E' ordine dinastico di Collazione e Giuspatronato dei Paternò Castello Principi di Emmanuel, ai quali il Gran Magistero fu confermato e riconosciuto dal predetto Re Francesco II di Borbone, con Diploma dato in Gaeta il 16 settembre 1860. Si divide in due categorie: di Giustizia, per i Nobili che comprovino ascendenza nobiliare sul solo cognome paterno per almeno 400 anni prima della propria nascita; di grazia magistrale per i non nobili. Entrambe le categorie conferiscono i gradi di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale, Cavaliere di Gran Croce e Gran Collare. Fu argomento di un'opera intitolata «L'Ordine del Collare, Patrimonio della Serenissima Regal Casa Paternò», scritta da don Francesco Paternò Castello Duca di Carcaci, fratello dei bisnonni paterno e materno dell'attuale Gran Maestro Principe d'Emmanuel, edita in Catania nel 1851 dalla Stamperia dell'Università (tav. 4). La decorazione consiste nello stemma dei Paternò sostenuto da due leoni d'oro e poggiante su due spighe di grano intrecciate, anch'esse d'oro. Il nastro è rosso con due pali laterali d'oro. La Categoria di Giustizia usa la decorazione con lo stemma avente due spade I Cavalieri Ufficiali sormontano lo stemma con una corona reale piccola; i Commendatori con una corona reale più grande; i Grandi Ufficiali portano il predetto stemma montato su una raggiera piccola; i Cavalieri di Gran Croce su una raggiera più grande. Il Gran Collare, limitato a 25 insigniti, e per la sola Categoria di Giustizia, consiste in una catena di dischi alternati, il primo con la Trinacria, il secondo con lo stemma delle Baleari (cioè Paternò) e così via; dalla collana pende lo stemma dei Paternò con le spade e le spighe precedentemente descritto, appeso ad un medaglione raffigurante Sant'Agata. Esso conferisce il rango e la qualità di Cugino del Gran Maestro e la nobiltà ad personam, come avviene per l'Ordine della Santissima Annunziata, di Casa Savoia. ORDINE DELLA REAL CORONA PATERNUENSE BALEARIDE
Trae la sua denominazione dalla Corona Aragonese, ossia dalla Potestà Regale che gli Aragonesi del ramo di Jacopo, figlio secondogenito del secondo matrimonio del Re d'Aragona e delle Baleari Giacomo I il Conquistatore e di Iolanda, figlia di Andrea Re d'Ungheria, esercitarono sull'Arcipelago delle Baleari fino a Jacopo III d'Aragona, morto senza discendenti diretti nel 1375, al quale nello stesso anno il Regno fu tolto da Pietro IV Re d'Aragona, che unì le Baleari al Regno d'Aragona. Il passaggio forzato della Corona Balearide a Pietro IV d'Aragona, la cui discendenza è da tempo estinta, ed il testamento di Giacomo I il Conquistatore in favore degli Ayerbe d'Aragona, discendenti diretti di lui e di Teresa de Vidaure, ed ultimi rappresentanti ed eredi degli Aragonesi (estinti a loro volta con il cognome Ayerbe d'Aragona, ma rappresentati tuttora dal ramo che dalla Signoria di Paternoi si disse Paternò), non tolse ai legittimi eredi di Jacopo III, i consanguinei Ayerbe d'Aragona, oggi rappresentati dai Paternò, i loro diritti di successione e pretensione a questo Trono, che Jacopo III abbandonò senza subire la «debellatio». E' anch'esso Ordine di Giuspatronato e Collazione della Casata già Sovrana dei Paternò (Paternò-Ayerbe-Aragona); il ramo dei Paternò Castello Guttadauro, Principi di Emmanuel, ne esercita il Magistero per la discendenza, oltre che dai Paternò-Ayerbe-Aragona, anche dai Guttadauro, discesi anch'essi da Giacomo I il Conquistatore, primo Re delle Baleari, ed anch'essi ormai estinti. Si divide nelle due categorie di Giustizia e di Grazia Magistrale; la prima è riservata a coloro che comprovino ascendenza nobiliare sul solo cognome paterno per almeno 200 anni prima della propria nascita; la seconda per i non nobili, o i nobili di più recente data. Entrambe le Categorie di Giustizia e di Grazia Magistrale conferiscono i gradi di Cavaliere, Cavaliere Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce. La decorazione consiste in una croce ottagona smaltata di verde, avente nel cuore lo stemma dei Paternò, e con una Sirena (simbolo delle Baleari) tra un braccio e l'altro della Croce stessa. La Categoria di Giustizia è riconoscibile da due spade incrociate, accollate allo stemma i esse mancano nelle decorazioni della categoria di Grazia Magistrale. I Cavalieri portano la Croce nuda; i Cavalieri Ufficiali la Croce sormontata da una corona reale piccola; i Commendatori da una corona reale più grande; i Grandi Ufficiali portano il tutto montato su una raggiera piccola, i Cavalieri di Gran Croce su una raggiera più grande. Il nastro è blu, rosso, oro, blu, rosso, oro, blu. Tip. M. Giorgioli Via Cernaia, 23 Roma. Tel. 470 598 Ottobre 1956

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